Ogni anno buttiamo tonnellate di alimenti perfettamente commestibili a causa della confusione sulle date di scadenza. Bruxelles corre ai ripari con nuove regole e la dicitura “spesso buono oltre”.
Quante volte ci è capitato di aprire il frigorifero, leggere la data su una confezione di yogurt o su un pacco di biscotti e gettare tutto nella spazzatura? Secondo i dati della Commissione europea, questo comportamento costa all’UE circa 130 miliardi di euro all’anno, generando quasi 127 kg di rifiuti per abitante. Gran parte di questo fenomeno è dovuto a un malinteso diffuso sull’etichettatura.
Il Regolamento UE 1169/2011 ha fatto chiarezza in tutta Europa imponendo una distinzione fondamentale, spesso ignorata dai consumatori:
- “Da consumarsi entro”: È la data di scadenza vera e propria, legata alla sicurezza microbiologica del prodotto (es. carne o pesce fresco). Oltre questa data, l’alimento non deve essere consumato.
- “Da consumarsi preferibilmente entro”: Indica il Termine Minimo di Conservazione (TMC). Indica il periodo in cui l’alimento mantiene le sue proprietà ottimali, ma oltre questa data il cibo è ancora sicuro e può essere mangiato, pur perdendo magari un po’ di fragranza.
Proprio per combattere l’errata interpretazione di questo limite, l’Unione Europea sta introducendo un’ulteriore novità. Accanto alla formula del TMC, le aziende potranno apporre la dicitura “spesso buono oltre”, un piccolo promemoria visivo per spingerci ad annusare e assaggiare il prodotto prima di cestinarlo.
Fonti: Next Talent Accademy; Tgcom24