Cibo sprecato, clima compromesso: un costo da mille miliardi

Quando si parla di spreco alimentare, si pensa quasi sempre a un problema etico o economico. Ma c’è una dimensione che spesso sfugge al dibattito pubblico: quella ambientale, enorme e sottovalutata. Secondo il WWF Italia, lo spreco alimentare è responsabile a livello globale di fino al 10% delle emissioni totali di gas serra — quasi cinque volte l’impatto dell’intero traffico aereo mondiale. Un dato che rovescia molte priorità comunemente date per scontate.

A questo si aggiunge un costo economico stimato in circa 1.000 miliardi di dollari all’anno sull’economia globale, tra risorse naturali consumate inutilmente, energia spesa per produrre, trasportare e conservare cibo che non verrà mai mangiato, e costi di smaltimento dei rifiuti organici. Ogni alimento che finisce nella spazzatura porta con sé l’impronta di tutto ciò che è servito per produrlo: acqua, terra, fertilizzanti, carburante, lavoro.

Ridurre lo spreco alimentare, dunque, non è solo una questione di buon senso domestico: è una delle leve più efficaci — e meno costose — per contenere la crisi climatica. Prima ancora di cambiare auto o rinunciare ai voli, basterebbe sprecare meno a tavola.

📌 Fonte: WWF Italia – Lo spreco alimentare continua a crescere, ma ci sono soluzioni

Quadro normativo:

LIVELLO ITALIANO — La Legge Gadda (L. 166/2016)

La norma di riferimento in Italia è la cosiddetta “Legge Gadda”. La Legge 166/16 ha chiarito, armonizzato e semplificato il quadro normativo in materia di recupero alimentare, incentivando aziende, GDO, esercizi commerciali e ristoratori a donare il cibo in eccesso e consentendo a tutti gli enti no profit di beneficiare degli alimenti per sostentamento. Si tratta di una legge considerata all’avanguardia in Europa, che ha semplificato le procedure di donazione e introdotto incentivi fiscali per chi cede eccedenze alimentari. Univpm

La Legge Gadda (L. 166/2016) rappresenta il pilastro normativo italiano contro lo spreco alimentare. Giunta a ridosso del suo decimo anniversario, la legge sta vivendo una cruciale “Fase 2” focalizzata sulla digitalizzazione delle mense e sull’estensione delle agevolazioni fiscali a nuovi beni e settori.

LIVELLO EUROPEO — La nuova direttiva vincolante

La svolta più importante degli ultimi anni è europea. Con la nuova direttiva che modifica la direttiva quadro 2008/98/CE, l’Unione europea introduce per la prima volta obiettivi giuridicamente vincolanti da raggiungere entro il 2030: riduzione del 30% dello spreco generato da famiglie, ristorazione e commercio al dettaglio, e del 10% per l’industria e la trasformazione. Agenfood

Il Parlamento europeo ha però spinto per obiettivi ancora più ambiziosi: il Parlamento intende ridurre i rifiuti nella trasformazione e nella produzione alimentare di almeno il 20% e nella vendita al dettaglio, nella ristorazione e nelle famiglie di almeno il 40%, con una valutazione per obiettivi ancora più alti (30% e 50%) al 2035. European Parliament

Etichettatura: un fronte normativo spesso sottovalutato

Secondo uno studio della Commissione europea, una migliore comprensione delle etichette “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro” potrebbe contribuire a ridurre lo spreco alimentare fino al 10%. Su questo, il Regolamento UE 1169/2011 rappresenta il quadro di riferimento per l’etichettatura alimentare: la data di scadenza è un termine legale e sanitario, mentre il TMC (termine minimo di conservazione) riguarda solo la qualità organolettica — i prodotti oltre il TMC possono ancora essere donati o consumati, al contrario di quelli oltre la data di scadenza. European ParliamentNext Talent Academy

GERARCHIA D’INTERVENTO (secondo la direttiva quadro UE)

La direttiva quadro UE sui rifiuti stabilisce un ordine di priorità: prima la prevenzione a monte, poi il riutilizzo per consumo umano tramite redistribuzione e banche alimentari o conversione in mangime, poi il riciclaggio per compostaggio, e solo in ultimo il recupero energetico tramite incenerimento. Consilium